Descrizione
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Il volume, che raccoglie 109 schede scientifiche, restituisce una narrazione coerente e cronologicamente articolata della storia grafica del Meridione d’Italia, accogliendo opere di maestri attivi tra la fine del XVI secolo e l’età neoclassica. Tra questi si segnalano figure fondative come Belisario Corenzio e Giovan Bernardino Azzolino, esponenti del primo naturalismo come Carlo Sellitto, protagonisti del primo barocco locale come Cesare Fracanzano, Salvator Rosa, Carlo Coppola, Andrea De Leone, Giovan Battista Spinelli, nonché presenze emiliane di rilievo attive a Napoli, come Giovanni Lanfranco.
Spiccano inoltre alcuni disegni di Luca Giordano, vero campione del barocco europeo, legati al cantiere madrileno del Casón del Buen Retiro, nonché opere dei maggiori interpreti della tarda stagione barocca e rocaille che videro una stretta osmosi tra Roma e Napoli: Paolo De’ Matteis, Francesco Peresi, Giacomo Del Po’, Sebastiano Conca, Corrado Giaquinto, anch’egli poi in visita alla corte di Madrid. Il catalogo presenta anche esempi della scuola giordanesca e soliminesca, fucina creativa e teorica di lunga durata, con fogli di Nicola Maria Rossi, Jacopo Cestaro, Antonino Grano e il colto e versatile Francesco La Marra, interprete tra i più originali del tardo Settecento partenopeo.
Particolarmente rilevante è la sezione dedicata alle attribuzioni respinte, che ha consentito di ottenere nuovi profili autoriali e assegnazioni precise: disegni erroneamente classificati precedentemente come napoletani si sono rivelati invece di ambito romano, genovese, veneziano o senese; al contrario, alcune opere rimaste irrisolte sono state ricondotte, grazie a un’accurata revisione critica, alla scuola partenopea.
Questa pubblicazione cartacea anticipa una successiva edizione digitale a cura del Museo del Prado, redatta in lingua spagnola, che consentirà l’interconnessione con le maggiori banche dati europee e statunitensi, garantendo accesso a fonti visive certificate e diffusione internazionale dei risultati. Il progetto si propone dunque come un ponte critico e filologico tra due capitali della storia dell’arte, e come un atto di restituzione culturale, riportando all’attenzione della comunità scientifica internazionale un patrimonio grafico in larga parte sconosciuto a differenza di tante opere pittoriche oggi conservate in Spagna.




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