Descrizione
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Teorie, tipi e interpretazioni, tra Ottocento e Novecento
Il volume illustra, con voci diverse e sguardo coerente, il complesso fenomeno per cui Pompei diventa tra Ottocento e Novecento un riferimento imprescindibile per la cultura architettonica, un’inesauribile fonte di riflessioni e di ispirazioni, quasi a configurare una sorta di ideale scuola di architettura. In primis, infatti, la città vesuviana influisce sul piano della formazione degli architetti: l’esperienza diretta del rilievo e del cantiere, i pensionati e i viaggi di studio traducono l’antico in metodo per l’innovazione nella pratica progettuale. In secondo luogo, esercita una significativa influenza sulle varie culture nazionali attraverso una pluralità di forme di ricezione: Pompei agisce da crocevia di circolazioni europee e transatlantiche, producendo un vocabolario comune, declinato secondo tradizioni, scuole e sensibilità diverse. I riverberi culturali scandinavi e quelli statunitense, del pari di quelli rispettivamente francese e italiano, consistono anche nella selezione e rielaborazione di tipi, motivi, colori e dispositivi, stabilendo un fondo condiviso e declinazioni differenziate.
In terzo luogo, esercita un duplice impatto sulla società e sulla cultura contemporanea: sul piano fisico, l’assetto infrastrutturale urbano – stazione, nuovi accessi, percorsi regolati, servizi – fa di Pompei un attrattore turistico unico nel suo genere; sul piano culturale, l’evoluzione della fruizione del sito, nelle forme dirette e indirette, concrete e immaginarie, produce forme visuali di grande successo: dalle acquatinte e dalle cromolitografie ottocentesche alla fotografia, quindi al dinamismo teatrale e cinematografico novecentesco, fino alle esperienze immersive e virtuali, ridefinisce l’immagine pubblica della città vesuviana e orienta pratiche d’uso, allestimenti e scelte di restauro.
Dalle tavole di Labrouste al lavoro dei Niccolini e di Michele Ruggiero; dalla domus di Arianna come caso di studio per la produzione iconografica ai percorsi della policromia nelle edizioni illustrate; dalla ricezione nordica a quella statunitense del Pompeian Revival e al laboratorio cimiteriale napoletano di Poggioreale; fino alle forme di fruizione – dal dipinto all’ esperienza digitale di visita virtuale, passando per teatro e cinema – attraverso una articolazione di sguardi, i saggi compongono un quadro coerente e articolato di come Pompei, tra XIX e XX secolo, abbia formato architetti, orientato le culture architettoniche nazionali e inciso sui modi dell’apprendere e del fare architettura.





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